Finanziata la ferrovia per Matera. Rimarrà solo Urbino senza ferrovia?


ferrovia-matera

 

Comunicato stampa FVM 2016-11-28:
Finanziata la linea ferroviaria “Ferrandina – Matera “


 “ E’ autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2017 e di 32 milioni di euro per l’anno 2018 e 42 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2022 quale contributo al nuovo contratto di programma – Parte investimenti 2017-2021 di Rete ferroviaria italiana (RFI) Spa destinata al finanziamento della nuova linea ferroviaria Ferrandina-Matera La Martella”

Questo il contenuto dello storico emendamento passato in Commissione Bilancio della Camera il 23 novembre u.s. che porterà a Matera le Ferrovie dello Stato. In totale 210 milioni di euro per completare i 29 chilometri che separano Matera da Ferrandina, snodo del collegamento Battipaglia-Metaponto (asse del collegamento tirrenico – ionico).

Dopo trent’anni di lavori interrotti,  ecco che i sogni si avverano, l’attesa storica del superamento dell’isolamento ferroviario della città di Matera sta per terminare .

L’approvazione dell’emendamento alla legge di Bilancio con la quale si assegnano 210 milioni di euro per il completamento della linea ferroviaria Ferrandina – Matera rappresenta un grande e positivo risultato dei parlamentari lucani che hanno saputo mettere da parte ogni divisione politica per raggiungere insieme questo grande risultato.

 “Un risultato che aggiunge un ulteriore tassello di civiltà e di potenziamento economico alla nostra regione. Con questo finanziamento – ha commentato il presidente del consiglio regionale Mollica – il popolo lucano può finalmente riscattarsi per quel diritto costituzionale alla mobilità che per tanti anni, troppi, gli è stato negato. Il plauso va a tutti coloro, associazioni, cittadini, istituzioni, che si sono impegnati in questa battaglia con grande senso civico a prescindere dal colore politico di ciascuno. Accomunati, inoltre, dall’orgoglio identitario per affrontare le prossime sfide a cui la Basilicata dovrà rispondere, a partire da Matera 2019”.

Siamo dunque di fronte alla dimostrazione che quando istituzioni e politica fanno rete, a prescindere dal colore politico, negli interessi dei cittadini diventa possibile superare ogni ostacolo.

Rimarrà dunque solo Urbino ad essere l’unico capoluogo di provincia non servito dalla rete ferroviaria nazionale?

Solo Urbino rimarrà l’unica città patrimonio dell’umanità a non poter essere raggiunta dai turisti in treno?

Aumenterà sempre più il divario tra il nostro territorio e quelli che hanno saputo investire in infrastrutture e servizi moderni?

Solo le opere d’arte e la storia passata rimarranno  le testimonianze dei tempi in cui la nostra gente poteva dirsi esempio di civiltà per il mondo intero?

Finche il nostro territorio rimarrà diviso anche su questioni fondamentali  per motivi legati alle appartenenze politiche, per tutelare gli irragionevoli motivi di pochi rispetto ai diritti di tanti, per non disturbare gli interessi di qualche privato cittadino o azienda,  le speranze rimarranno appese ad un sottile e fragile  filo.

                  Associazione Ferrovia Valle Metauro

Riattivare la ferrovia per evitare la morte dell’entroterra

Riattivazione tratta Fano-Urbino

 

Comunicato stampa FVM 20161028


Iniziamo con un minimo di riferimenti storici per inquadrare la vicenda della nostra ferrovia.

Nel 2009 il Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino, considerata la situazione del trasporto nella provincia, con delibera unanime 15/2009 da mandato al Presidente della Giunta di assumere una serie di iniziative finalizzate al ripristino della ferrovia Fano Urbino.

Ciò costituisce  uno straordinario atto politico  perché , votato all’unanimità ,  manifesta la volontà  di tutte le forze politiche , di tutti i consiglieri rappresentanti l’ intera provincia pesarese.
E’ il primo documento decisionale riguardante la ferrovia Fano Urbino a partire dal 1987, anno della sua sospensione dal servizio, ed è vincolante anche per le  amministrazioni successive.

Invece l’anno seguente, il nuovo presidente eletto della provincia Matteo Ricci, al posto di ottemperare ciò che era stato deliberato, scrive personalmente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con l’intenzione  di resuscitare l’iter di dismissione ,sospeso e annullato dal 2005 in attesa della formazione di un tavolo tecnico,  perché vuole realizzare sul tracciato ferroviario …. una pista ciclabile.

 Tale infausta operazione si concluderà  nel 2011 con il DM di dismissione firmato dal  Ministro Passera. Da quel momento la ferrovia entra in un limbo istituzionale perché pur essendo integra nelle sue componenti   ( sedime,binari,ponti e gallerie) non è più soggetta ai vincoli del DPR 753/80 del Regolamento di Polizia Ferroviaria con RFI-FS non  più obbligata a garantirne la percorribilità e l’accessibilità .
Altra grave conseguenza: cadono i vincoli di edificabilità nelle fasce di rispetto.

Quindi possiamo considerare la richiesta iniziale di Ricci  l’origine di tutti i mali della ferrovia Metaurense.

Quello che è ancor più grave è che, senza alcun supporto  tecnico ma basandosi solo su considerazioni e supposizioni personali, l’attuale sindaco di Pesaro decide autonomamente che i paesi della Valle del Metauro ,Urbino e l’intero Montefeltro avrebbero dovuto fare a meno per sempre della ferrovia  connessa alla linea adriatica, asse principale di collegamento fra  Nord e  Sud , e di conseguenza rinunciando al collegamento con l’intera Nazione !

Nella scorsa legislatura regionale, inoltre,  il consigliere pesarese del PD Mirco Ricci  tenta invano di acquisirla cercando di impegnare la Regione con una spesa di alcuni milioni di euro;   sul finire della legislatura il consigliere regionale dei Verdi  Cardogna, invece, riesce a far approvare una mozione che chiede di revocare la dismissione. Un dirigente del ministero poi la respinge   con  motivazioni prive di fondamenti tecnici.

Adesso è il turno del consigliere pesarese del PD Biancani, Presidente della commissione trasporti.
L’ultima  sua mozione è un ravvedimento:  finalmente la Regione Marche,  Ente preposto alla programmazione e pianificazione del trasporto pubblico, con tale provvedimento  si mette in marcia verso la riattivazione della ferrovia.

Ma la mozione è ancora troppo timida, troppo ambigua. Da una parte il proponente pone la possibilità di riattivare la ferrovia, dall’altra non  si capisce quale sarà l’assunzione di impegno, da parte della Regione;  si conclude addirittura con la ventilata ipotesi a farci qualcos’altro.

La Regione ha compreso l’utilità trasportistica, sociale e ambientale della ferrovia?
Ha percepito le enormi potenzialità turistiche di una linea che da Fano conduce ad Urbino attraverso un territorio come la Valle del Metauro?
Non deve fare altro che perseguire quella scelta iniziale mediante  le sedi istituzionali e trovare  le forme di finanziamento.

Non possiamo permetterci di sbagliare ancora come  è stato per la mancata ricostruzione della Urbino -Sant’Arcangelo di Romagna e lo smantellamento della Pergola -Fermignano. Il vuoto di connessioni ferroviarie che affligge le alte Marche può essere colmato solo attraverso il  recupero della metaurense.

Purtroppo la provincia di Pesaro è Urbino è un territorio mal governato:  troppo indifferente alle esigenze più che legittime dell’interno, troppo sbilanciato a tutelare gli interessi della costa .

Anche una pista ciclabile sul tracciato ferroviario, sarebbe  destinata alle passeggiate degli abitanti della costa più che a rendere un servizio agli abitanti dell’entroterra.

Le aree interne vengono poco considerate:  questa non è una politica ne’ giusta ne’ lungimirante.

La conseguenza è riscontrabile nel fatto che i paesi interni si stanno sempre più spopolando a causa dell’indebolimento delle attività economiche:  soprattutto agricoltura, allevamento e turismo; il territorio è sempre meno controllato ed esposto a rischi ambientali come incendi e dissesti idrogeologici.

Altre problematiche coinvolgono la vita sociale e i servizi collettivi: trasporti, sanità ed istruzione sono sempre più costosi e mostrano allarmanti crepe nel sistema.  Nel contempo le città sono e saranno sempre più congestionate.

Solo una ferrovia integrata con un buon trasporto su gomma è in grado di realizzare il cambiamento nello sviluppo e  modernità  di collegamento con il resto del Paese,  affinché le persone restino e tornino a vivere nei paesi dell’entroterra.

La distribuzione della popolazione in modo più equilibrato porterebbe benefici a tutti.
Se vogliamo che si possa guardare al futuro con ottimismo la politica ha il dovere di perseguire  scelte lungimiranti  e costruttive.

                  Associazione Ferrovia Valle Metauro

17^ Festa della Stazione

Domenica 16 ottobre a Fermignano, si svolgerà la 17^ Festa della Stazione, la manifestazione ideata da FVM nel 2000 per festeggiare la ricorrenza della sua fondazione e per sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica sulla vicenda della chiusura al traffico della ferrovia Fano Urbino.

Con il trascorrere del tempo la manifestazione si è arricchita di tanti aspetti ; grazie anche alla partecipazione di Organizzazioni legate allo Stato ( Protezione Civile, Genio Militare, Croce Rossa Militare ) , amatoriali (Vespa Club, Club Alpino) e culturali ( FAI, Legambiente, FIMF per citarne alcune) la Festa ha rappresentato il momento di incontro tra la popolazione ed il variegato mondo delle realtà del Volontariato nazionale legato ai trasporti ed alla ferrovia.

Nel programma della versione 2016 si prevede la presenza dei partecipanti al Congresso Nazionale della FIMF (Federazione Italiana Modellisti Ferroviari) e la gradita partecipazione del giornalista del quotidiano “La Repubblica”  Gerardo Adinolfi che presenterà il suo libro-inchiesta ” Ci scusiamo per il disagio-treni, pendolari e odissee tutte italiane” incentrato sugli aspetti del trasporto ferroviario in Italia : anche la Ferrovia Metaurense è stata oggetto dell’attenzione di Adinolfi con un intero capitolo . Seguirà un’interessante dialogo con l’Autore. Gli argomenti che saranno oggetto di “conversazione” sono tanti e di interesse per tutti.

Nel pomeriggio visite a mostre, dimostrazione di plastici ferroviari ed esposizione di materiale ferroviario e della Protezione Civile.

Il titolo della manifestazione è stato dedicato alle ferrovie turistiche.

Come ormai generalmente noto , grazie a Fondazione FS, anche in Italia dal 2014, svariate in disuso, situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico, vengono riutilizzate tramite la proposta dei treni storici , utilizzando locomotive e carrozze d’epoca: risultato più che positivo con ampia frequentazione di appassionati e notevole successo di pubblico.

Alcuni numeri: nel 2015 la Fondazione FS ha organizzato autonomamente 166 viaggi turistici (+60% rispetto al 2014) con 45mila viaggiatori in 13 regioni, fornendo un forte, deciso impulso a favore del l turismo sostenibile di cui tanto si parla ma che ancora non è stabilmente organizzato . La tendenza è fortemente positiva ed in costante ascesa.

La proposta dell’Associazione FVM di riutilizzare la ferrovia Fano Urbino, almeno come ferrovia turistica risale al 2004; forse i tempi allora non erano maturi perchè non esisteva Fondazione FS nè vi era lungimiranza progettuale su tale specifica proposta.

Ora i tempi sono maturi, ci sono le condizioni e bisogna cercare di riprendere il tempo perduto ( e le occasioni mancate). Condizione indispensabile è che Regione Marche, Stato e Ferrovie Italiane  devono fare ciascuno la propria parte con volontà e competenza.

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

h 9:00 raduno presso la stazione FS di Fermignano

h 9:30 apertura mostre

h 11:00 incontro con il giornalista di Repubblica Gerardo Adinolfi e i congressisti della FIMF;

presentazione libro:

“Ci scusiamo per il disagio-treni, pendolari e odissee tutte italiane” di G. Adinolfi e S.Taglione

Seguirà dibattito

h 13:00 pranzo a Villa Martina (prenotazione obbligatoria)

h 15:00 dimostrazione plastici e materiale ferroviario

h 17:00 chiusura manifestazione

info Carlo 3278340801      Michele 3803410327

 

 

Riapre la ferrovia Irpina

Le foto

https://goo.gl/photos/srDzdL9GEmjzWCM47

Il 22 agosto scorso un treno storico della Fondazione FS  ha inaugurato la linea  Avellino-Rocchetta, nuova acquisizione del patrimonio delle ferrovie turistiche italiane, dopo quasi 6 anni di assenza traffico.

Il convoglio, partito da Foggia, ha percorso per l’inaugurazione il tratto  Rocchetta – Conza ma l’obiettivo finale sarà il ripristino di tutta la linea  lunga più di cento chilometri.

La cerimonia si è svolta in concomitanza con lo Sponz-fest, la manifestazione di fine estate più conosciuta dell’ Irpinia ideata e realizzata da Vinicio Capossela.

La grande capacità comunicativa della Fondazione FS, attraverso i suoi numerosi canali, ha  consentito di far conoscere non solo la manifestazione ma, soprattutto di svelare  un territorio incontaminato, lussureggiante e  sconosciuto a tanti.

Nel treno storico sono stati messi a disposizione prodotti tipici locali; ad allietare il viaggio  vi era l’ attore Ascanio Celestini,  impegnatissimo lungo  le carrozze a raccontare storie degli scrittori Fortunato e Rodari.

Superfluo raccontare l’ entusiasmo della popolazione assembrata nelle stazioni non più abituate al passaggio del treno da oltre cinque anni.

La banda musicale di Calitri ha accolto il treno storico nella stazione finale di Conza-Andretta-Cairano, ma prima un gruppo di cow-boy a cavallo ha suscitato nei viaggiatori il brivido di un “assalto”  al convoglio.

Una marea di persone ha ascoltato il comizio inaugurale del presidente del consiglio regionale Rosa D’Amelio, del  vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola, di alcuni sindaci dei paesi, del direttore della Fondazione Fs  Ing. Luigi Cantamessa, di Pietro Mitrione dell’Associazione in Loco motive e dell’ artista Vinicio Capossela.

Come è stato possibile realizzare il sogno del ritorno del treno in Irpinia mentre nella Valle del Metauro sembra ancora un miraggio? Perché in Irpinia quello che sembrava essere solo una sparuta battaglia di “nostalgici idealisti” è diventato  realtà?

Sono stati diversi i fattori che hanno reso possibile la riattivazione: il cambio politico alla guida della Regione Campania, il recente avvento  della Fondazione FS, una nuova sensibilità verso le ferrovie e i treni che sono tornati ad essere un mezzo di turismo e conoscenza del territorio oltre che di mobilità. Ma, soprattutto un’ esigenza e un desiderio di riscatto  venuto dal basso, reclamati  dalle piazze, dai comitati e dalle associazioni.

La presa di coscienza degli abitanti dell’entroterra irpino di essere fuori dal sistema ferroviario italiano, unita al conseguente reale impoverimento del territorio, hanno fatto sì che si realizzasse questa bellissima operazione: ed ecco spiegata la motivazione di questo straordinario accaduto. Un bene pubblico è stato recuperato riportandolo alla sua originaria funzione. Il treno che, in altri periodi storici  veniva utilizzato per emigrare in luoghi lontani, è visto ora come uno strumento per generare turismo e creare occasioni di lavoro.

La Ferrovia dell’ Irpinia è la 7^ ferrovia che Fondazione FS rimette in attività per scopi turistici.

Questo sistema è reso possibile grazie alla lungimiranza di quelle “virtuose”  Regioni che hanno collaborato intelligentemente con RFI e Fondazione FS.

La Regione Marche pare, invece, timida o recalcitrante a compiere un passo di tale portata per la ferrovia Fano Urbino: gli investimenti nella provincia di Pesaro e Urbino sembrano orientati soprattutto verso la costa come se gli abitanti delle aree interne non pagassero le imposte.

Non meraviglia il fatto che la Regione Marche trovi  scuse pretestuose sul genere che i comuni dell’entroterra non sono interessati alla ferrovia! E’ piuttosto vero il contrario!

Così,  mentre ovunque si va avanti  e si aprono nuove idee ed iniziative, nella Valle del Metauro si sta “infelicemente”  immobili, alla stregua di un  sonnolento “birocc sa’ i bov” fermo in mezzo alla campagna.

Quando la ferrovia Fano Urbino nella Fondazione FS?

Sarà riaperta per scopi turistici anche la linea ferroviaria Avellino–Rocchetta Sant’Antonio, che attraversa zone incontaminate dell’Irpinia, diventando la sesta linea del progetto della Fondazione FS “ Binari senza tempo”.

Il protocollo d’intesa è stato siglato a Roma il 14 luglio u.s. al MiBACT da Dario Franceschini, Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, Maurizio Gentile, AD e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana e Mauro Moretti, Presidente di Fondazione Fs Italiane. I primi viaggi in treno storico sono previsti da lunedì 22 agosto in concomitanza con lo Sponz Fest.

L’idea progettuale è stata curata dalla Fondazione Fs Italiane con il supporto di RFI, il Gestore della rete ferroviaria nazionale, che curerà gli interventi di riqualificazione delle linea e dei fabbricati, per garantire l’esercizio ferroviario a fini  turistici. La Regione Campania si impegna a reperire i fondi necessari, d’intesa con il MiBACT.

La Fondazione FS Italiane mette in campo tutto il  proprio know-how nella gestione delle linee ferroviarie turistiche e nell’organizzazione dei viaggi di treni storici. Sarà infatti allestito un treno con carrozze degli anni ’30 e un ex bagagliaio/postale riadattato per il trasporto bici e per la degustazione di prodotti  tipici.

Le manifestazioni di tipo culturale e le diverse iniziative collaterali  andranno a beneficio soprattutto delle comunità ed economie del territorio, configurandosi come nuova forma di turismo sostenibile, funzionale allo sviluppo locale.

Nel 2014 Fondazione FS Italiane ha dato una seconda giovinezza a circa 240 km di linee attualmente prive di servizi di trasporto pubblico locale regolari. Ferrovie individuate come un vero e proprio museo dinamico e che attraversa spettacolari paesaggi tra natura e arte della provincia italiana. Tra queste la Ferrovia del Lago, da Palazzolo sull’Oglio a Paratico/Sarnico sulle rive del Lago d’Iseo; la Ferrovia della Val d’Orcia, da Asciano a Monte Antico nell’incantevole paesaggio delle Crete Senesi; la Ferrovia del Parco, da Sulmona a Castel di Sangro, la seconda linea più alta d’Italia dopo il Brennero passando per Roccaraso e i boschi della Majella; la Ferrovia dei Templi, da Agrigento Bassa a Porto Empedocle, tra i Templi della Magna Grecia; e la Ferrovia della Valsesia, da Vignale a Varallo, attraverso una delle valli alpine più pittoresche d’Italia, ai piedi del Monte Rosa.

Nel 2015, secondo anno di attività dei treni storici, nelle sole cinque linee già riattivate sono stati organizzati 86 eventi con oltre 32 mila turisti. I flussi turistici ottenuti in così poco tempo farebbero gola a qualunque tour operator. Finalmente anche in Italia, a distanza di decenni dalle altre nazioni europee, il patrimonio ferroviario, anche quello “dimenticato”, diventa occasione di sviluppo dei territori.

Per fare rientrare la ferrovia Fano-Urbino nel progetto della Fondazione FS “ Binari senza tempo” la Regione Marche dovrebbe seguire lo stesso iter che hanno fatto le altre regioni, ma non sarà sicuramente così scontato. Chi ha seguito le vicende ed i retroscena della ferrovia Metaurense in questi ultimi anni conosce bene i “veri” motivi.

Solo con la  decisa  volontà i  Comuni della Vallata del Metauro ( come del resto  già successo in altri periodi storici) dovrebbero pretendere che, una buona volta, il Presidente e la Giunta Regionale  si impegnino  con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Fondazione FS ed RFI per la riattivazione a scopo turistico della linea ferroviaria Fano-Urbino. Una opportunità irripetibile attuata con pochi fondi di provenienza statale e/o regionale.

Gli amministratori che hanno a cuore il proprio territorio ed i suoi cittadini e che desiderano dare ad esso un decisivo impulso turistico di rilevanza nazionale ed internazionale, possiedono ora i mezzi giusti e l’opportunità di trasformare il sogno in realtà. Non c’è più tempo per altre scuse e per le solite belanti giustificazioni. Volere è potere!

Un tunnel lungo come la Fano Urbino

Il giorno 4 giugno 2016 L‘ Associazione FVM ha partecipato alla festa organizzata per l’inaugurazione della nuova  “Galleria di base del Gottardo”, il tunnel più lungo del mondo con i suoi 57 chilometri di percorso nella profondità delle Alpi.

Le foto: https://picasaweb.google.com/117659964362604821377/629424012916585921

L’avvenimento è stato un’autentica festa di popolo con la presenza di oltre 100mila persone durante i due giorni di festeggiamenti.

Tutto il territorio della Val Biaschina e della Reusstal, interessato dall’ avvenimento, ha assistito ad una vasta offerta di proposte tecnico/culturali legate al treno nonché storico/culinari legate al territorio. Nelle stazioni di Erstfeld e Biasca (i terminali nord e sud del tunnel) si svolgevano esposizioni di locomotive e mezzi ferroviari abbraccianti l’intero arco di storia della linea del Gottardo, mentre mostre fotografiche e cartellonistiche illustravano il trascorso della linea storica, erano presenti simulatori per provare la guida dei treno superveloce, la mostra temporanea “Mobilità del futuro” a cura delle università svizzere, giochi ed intrattenimenti per le famiglie che si svolgevano anche in altre località vicine.

Molto successo hanno raccolto  spettacoli cinematografici e teatrali, concerti, degustazione di specialità locali e, naturalmente, il treno navetta che per i due giorni ha fatto la spola attraverso la nuova galleria fra le due stazioni con grande frequentazione di visitatori giunti da tutta l’Europa.

Abbiamo potuto assistere ed essere testimoni dell’orgoglio della gente per la realizzazione di questa monumentale opera, della volontà e delle capacità del popolo svizzero che, con l’avvallo di molte consultazioni popolari, ha consentito di porre le basi della nuova ferrovia Transalpina e del suo elemento più significativo: la nuova galleria  del Gottardo.

Ma quali vantaggi realizza la nuova ferrovia transalpina?

Innanzi tutto riduce le distanze tra Berna e Chiasso di 40 km, le pendenze non superano il 12 per mille rispetto il 26 per mille della storica linea di montagna del San Gottardo il tutto si traduce in vantaggi per i treni merci e passeggeri riducendo anche il fabbisogno di energia.

Il trasporto passeggeri  potrà competere ancor più  con il traffico stradale ed aereo.

Le velocità massime passeranno dagli attuali 80km/h a 250km/h con l’ulteriore vantaggio di un percorso più breve. Ne beneficeranno a breve termine oltre 20 milioni di abitanti che popolano il vasto bacino compreso fra il sud della Germania e il nord Italia; successivamente anche altri territori europei risentiranno delle opportunità offerte dalla nuova grande infrastruttura.

Giornalmente i treni merci potranno passare a 220 / 260 rispetto agli attuali 140 / 160 passando da una capacità di trasporto di 20 milioni di tonnellate l’anno a 50 milioni di tonnellate.

Come è stata finanziata l’opera costata 13,2 miliardi di franchi svizzeri?

Il 64% con proventi della tassa sul traffico stradale pesante (camion), il 13%proviene  dall’imposta sugli oli minerali petroliferi ed il 23% dall’imposta sul valore aggiunto.

Tante saranno le  ricadute positive per il nostro Paese: il tunnel del Gottardo rappresenta infatti un’opportunità straordinaria per incrementare la conversione modale dalla strada alla rotaia del traffico pesante che, attraversando la Svizzera, interconnette l’Italia con alcune delle regioni europee economicamente più importanti.

Il San Gottardo è l’opera più importante del Corridoio Reno-Alpi (Rotterdam – Genova) ed attraversa un’area economica forte che rappresenta il 16% del PIL dell’ Unione Europea. Il tunnel farà dei porti di Genova e Vado Ligure i protagonisti del traffico merci  tra l’area Nord europea e le nascenti economie di Asia, Africa, India e Cina che si incardina sui trasporti attraverso il Mediterraneo.

La Svizzera non si ferma quindi alle parole ed ai buoni propositi; essa trova, con il benestare di una popolazione informata e consapevole, il coraggio di sfidare il trasporto su gomma tassandolo ed indirizzando le risorse raccolte in un’opera (non l’unica) che è strumento di riconversione modale e vera opportunità di offrire competitività economica al trasporto merci su ferro.

Da italiani c’è da essere increduli (ma felici) dell’affetto che gli svizzeri dimostrano per le loro ferrovie. L’insegnamento che se ne può trarre è che, tramite la diffusione di una cultura del trasporto pubblico e del rispetto dell’ambiente, si può instaurare a tutti i livelli la consapevolezza delle scelte più opportune per il futuro dei trasporti in un territorio e nell’intera Europa.

Come far scomparire una ferrovia

L’ultimo orario ufficiale FS in cui compare la ferrovia Fano Urbino è quello del 1 Giugno – 27 settembre 1986.  Come già noto,  l’ultimo treno che percorse la ferrovia Fano Urbino fu il 31 gennaio 1987. Perché, dunque,  nell’ orario ufficiale successivo 28 settembre – 30 maggio 87 la ferrovia Fano Urbino mancava all’ appello?

Le spiegazioni possono essere due: la data di cessazione del servizio  previsto per il 28 settembre era stato rinviato e  la tipografia FS non aveva tenuto conto degli aggiornamenti oppure la sapeva lunga sul destino della ferrovia metaurense.

Infatti, vennero  vanificati gli impegni presi da Regione, Provincia e Comuni per un’ azione mirante a scongiurare il pericolo della soppressione attraverso l’assunzione di un mutuo di 9 miliardi di lire,  contratto dall’amministrazione provinciale con gli interessi a carico della Regione e dei Comuni,  e uno stanziamento di 8 miliardi messo a bilancio dalla Regione destinati all’eliminazione dei passaggi a livello e al potenziamento della linea.

Otto corse di pullman giornaliere della ditta Bucci,  poi sostituirono le corse del treno da Urbino a Fano, ma impiegavano 10 minuti in più e stranamente non raggiungevano la stazione di Fano ma la stazione delle autocorriere del Pincio, costringendo coloro che dovevano prendere la coincidenza per Ancona/Bologna a farsi un tragitto a piedi di un quarto d’ora se non trovavano nel frattempo un mezzo pubblico disponibile. Oltre ai disagi reali andavano ad aggiungersi anche i costi maggiorati per l’abbonamento in corriera settimanale (es. Urbino-Fano 13.700 lire a fronte di 4.600 lire che richiedeva la ferrovia).

Va detto che il PCI d’allora si oppose tantissimo alla sospensione del servizio vedendo una pericolosa deriva privatistica del trasporto pubblico. Anche per questo la società pubblica Trasporti Montefeltro Spa insieme a Amaf di Fano rivendicavano il diritto di raccogliere l’eredità delle funzioni del treno. Non dimentichiamo che la Regione spendeva 2500 lire per ogni chilometro di strada percorso da mezzi, di società private e non,  che svolgevano servizio pubblico.

In consiglio comunale d’Urbino, il sindaco Londei fece sapere che il ministro Signorile      ( IX Legislatura – Governo Craxi II )  ancora in carica aveva inviato un telegramma con il quale faceva sapere che fu il direttore delle ferrovie Ligato ad opporsi alla riapertura della Fano Urbino, ma poco dopo, per bocca del senatore Venturi, il direttore delle ferrovie Ligato faceva sapere che se qualcuno aveva voluto chiudere i 50 chilometri della Fano Urbino fu il ministro Signorile. Dal gioco, ovviamente, s’era sottratta la giunta della regione Marche dichiarando di aver fatto tutto quello che richiedeva il ministero per il mantenimento del treno. Insomma un bel scarica barile.

Alcune considerazioni: a distanza di quasi 30 anni,  confrontando i tempi di percorrenza dell’orario ufficiale FS con l’attuale pullman di servizio extraurbano n. 25  è possibile affermare che, tutt’ oggi, i tempi di percorrenza dei treni erano inferiori (addirittura i pullman non vanno a Fermignano ma transitano per Bivio Borzaga). Considerando come destinazione finale Pesaro il distacco diventa enorme perché il treno da Fano proseguiva e raggiungeva  Pesaro in 10 minuti, invece ora bisogna prendere un altro pullman con tempi prossimi alla mezz’ora.

http://www.adriabus.eu/media/userfiles/files/25%20rev_%2031%2003%202016.pdf

Nella vicina Romagna la ferrovia rappresenta, da sempre,  uno straordinario volano turistico.  Riccione,  perla turistica dell’adriatico,  è diventata tale per l’intuizione di un suo sacerdote del secolo scorso: Don Carlo Tonini. Nel 1861 fu inaugurata la linea Ancona-Bologna ed il prete convinto che solo attraverso i collegamenti ferroviari sarebbe stato possibile cercare nuove attività per i suoi paesani si prefigge l’obiettivo di ottenere la fermata dei treni a Riccione,  ci riuscirà nel 1862. Annoverato, a ragione, tra i principali artefici dell’avvio del movimento turistico della borgata di Riccione, allora frazione di Rimini,  nel 2012 in occasione del 150° anno della prima fermata, il Rotary Club di Riccione e Cattolica gli ha dedicato una targa esposta nella sala d’attesa della stazione di Riccione.

In attesa che lo spirito di  Don Carlo Tonini agisca sugli attuali e futuri amministratori dei comuni metaurensi,  ci si dovrebbe chiedere  quanti turisti non hanno scelto, non scelgono e non sceglieranno di visitare e soggiornare nella Valle del Metauro perché non è raggiungibile in treno. Un territorio ricco di storia, di cultura, di arte, di paesaggi a metà strada tra la costa  adriatica e Urbino purtroppo si limita ad un turismo di passaggio lasciandosi sfuggire un’ importante nicchia di mercato che predilige per i propri spostamenti i mezzi su rotaia.

Paesaggio e turismo

Il 7,8,9 aprile i grandi padiglioni ottocenteschi del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, hanno ospitato gli Stati Generali del Turismo: “ Visioni e strategie di sostenibilità per il nuovo Piano Nazionale del Turismo”

Il grande evento è stato promosso dal MiBACT e accolto per la seconda volta nel sito gestito dalla Fondazione FS. In tre giorni di incontri oltre 1500 partecipanti. Confermato il ruolo di Pietrarsa come nuovo polo culturale e congressuale del Paese ed il treno come vettore per il turismo futuro.

Esponenti delle Istituzioni, esperti e professionisti del settore si sono riunite per la più grande consultazione pubblica sul turismo. Oltre 1500  invitati durante i tre giorni di dibattiti. Presenti anche diversi rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali. Ad aprire i lavori è stato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Nella giornata conclusiva è intervenuto anche il Premier, Matteo Renzi, con un discorso sul ruolo del turismo per lo sviluppo sociale e economico del Paese.

A bordo delle carrozze d’epoca “Centoporte” trainate dalla locomotiva elettrica d’epoca E.626, che hanno effettuato il collegamento tra le stazioni di Pietrarsa e di Napoli Centrale, hanno viaggiato in tre giorni 1200 delegati.

Durante la III Sessione si è parlato di paesaggio per la costruzione di un’ offerta turistica sostenibile e competitiva del nostro Paese.

Il paesaggio è l’immagine del Paese la sua anima. Immaginiamo per un momento come poteva essere il paesaggio ai tempi del Gran Tour e le impressioni di un viaggiatore del settecento. Goethe durante il suo viaggio in Italia ammirava i monumenti immersi nella bellezza della natura. Diceva a Roma davanti ai monumenti dell’ Acqua Cetosa “ c’è proprio da diventar matti quando specialmente  da lontano si vede la chiarezza, la varietà la luminosa trasparenza e le diverse tonalità del paesaggio”.

Nella V Sessione si è discusso di innovazione, ed di viaggi sui treni storici che attraversano il paesaggio.

Pensiamo adesso ad un turista che oggi muove i suoi passi nel nuovo contesto con un patrimonio del tutto rinnovato, se si riproponesse il Gran Tour del 3° millennio Urbino sarebbe sicuramente una meta e per ammirare i paesaggi si raggiungerebbe con il treno.

Ma la città di Raffaello e dei “ balconi” di Piero non è stata accorta a salvaguardare i paesaggi, coloro che domenica 3 aprile hanno partecipato alla 9^ Giornata Nazionale delle Ferrovie Non Dimenticate

https://picasaweb.google.com/117659964362604821377/XIGiornataNazionaleFerrovieNonDimenticate

si sono trovate di fronte un’ ennesima nuova brutta sorpresa: un recente ampliamento di una nota azienda urbinate con un mastodontico edificio di quindici metri dall’ altezza a ridosso dei respingenti ferroviari della stazione.

Sarà il nuovo biglietto da visita di Urbino per i viaggiatori del 3° millennio, speriamo che fra questi non ci sia un nuovo Goethe perché potrebbe scrivere “c’è proprio da diventar matti !” senza aggiungere altro.

IX^ Giornata Nazionale Ferrovie Non Dimenticate: “Il territorio abbandonato”

Nella IX edizione della Giornata Nazionale delle Ferrovie Non Dimenticate, patrocinata anche dalla Regione Marche, che si svolgerà il 3 aprile alla stazione di Urbino, si vuole dare rilievo alle conseguenze dovute  all’ assenza del collegamento ferroviario delle aree interne metaurensi e montefeltresche con la costa adriatica.

In particolar modo si pone  l’accento sulla mancanza di una valida alternativa al trasporto privato su gomma  con la negazione di un sistema di Trasporto Pubblico Locale integrato plurimodale.

Tale carenza si ripercuote con  negativi effetti sullo sviluppo di un comprensorio dalle notevoli potenzialità  economiche nel comparto turismo, artigianato, piccola imprenditoria manifatturiera ed agricola, senza trascurare la presenza di eccellenze formative culturali ed artistiche costituite in primis dall’Università e dalla città stessa di Urbino, patrimonio Unesco.

La politica che ha favorito solo le aree costiere, dove si concentra la maggior parte della popolazione, ha svilito i  territori interni aggravando la vita alla popolazione residente anche in settori fondamentali come sanità e istruzione;  ma la speranza affinché si affermi la controtendenza a tale situazione non muore.

Esistono segnali , anche a livello di governo nazionale, che inducono ad un moderato ottimismo : tale è lo spirito su cui si fonda la Giornata di quest’anno  con un chiaro segnale di speranza per la gente del nostro territorio.

Al mattino presso la Stazione di Urbino si svolgerà una conferenza sui questi temi , nel primo pomeriggio, dopo un veloce spuntino con il ” Cestino del Viaggiatore”,   inizierà l’escursione a piedi dalla Stazione fino al “Casello della Signora Antonia”  (6 km a/r),  ubicato   a cavallo di due  magnifici viadotti  costruiti in mattoni. Durante la passeggiata si prevedono intermezzi d’ arte con piccole mostre degli artisti Stefano Furlani, Galliano Uguccioni, Sabrina Gennari e del fotografo Mattia Barbotti.

Successivamente si visiterà il CEA di Legambiente Urbino ubicato in panoramica posizione  di fronte al complesso urbano, unico ed incomparabile, della Capitale Montefeltresca.

L’attività dell’Associazione FVM nel mese di marzo ha  segnato altri due importanti momenti:
una  conferenza, frequentata da numeroso pubblico, sull’importanza dei treni nella Valle del Metauro tenuta nel tradizionale Treno Verde di Legambiente stazionante  a Pesaro  e la partecipazione al convegno “Ferrovie e natura, greenways e slow train un nuovo modo di fare turismo” all’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Rimini, in cui l’esposizione delle possibilità turistiche della ferrovia Fano Urbino, ha suscitato notevole entusiasmo tra i giovani presenti.

Contro lo smog tuteliamo il trasporto pubblico?

Da molto tempo la situazione dell’inquinamento atmosferico diventa sempre più preoccupante e  la maggioranza delle città italiane ha superato troppe volte il limite massimo delle Pm10 consentiti dalla legge . L’assenza di piogge  in questo periodo dell’anno favorisce l’accumulo delle sostanze inquinanti con deleteri effetti sulla salute di noi tutti.

Le associazioni ambientaliste alzano la voce ed  ogni comune cerca di porre rimedi di diverso tipo. Anche il Ministero dell’Ambiente sta predisponendo  immediate misure per fronteggiare l’emergenza smog. Dai primi risultati si direbbe fatica sprecata visto il costante aumento dei valori registrati.

Tutti quanti concordano  su un  fatto: va potenziato e migliorato il trasporto pubblico.

Anche il presidente di Adriabus, Sen. Giorgio Londei, si è espresso pubblicamente in questo senso: “ investire nel trasporto pubblico è investire nella salute delle persone….  bisogna fare in modo che dimagriscano le grandi città e che si ritorni a ripopolare la montagna e la collina . Per fare ciò il trasporto pubblico locale è fondamentale”.

Noi dell’associazione FVM,  che da decenni sosteniamo come il non riattivare la linea Fano Urbino   costituisca un  errore fondamentale quanto irrimediabile per il futuro delle nostre zone e non solo alla luce di quanto affermato dalle argomentazioni  del senatore Londei, non possiamo che essere soddisfatti nel leggere tali dichiarazioni.

Però tale vicenda assume sempre più i connotati delle previsioni di Cassandre inascoltate .

Dispiace ricordare che il senatore Londei , quando era sindaco d’Urbino nel 1987, non riuscì a convincere il Ministro dei Trasporti Signorile a mantenere il servizio ferroviario per la città di Urbino, come fecero Ascoli e Macerata, pur disponendo la Regione Marche delle risorse economiche per sanare la situazione.

Oggi si sarebbe potuto, invece,  beneficiare di tecnologie modernissime come i nuovi ecologici convogli elettrici  tipo “ Jazz” (utilizzati con notevole successo sulla linea Ascoli – Porto d’Ascoli-Ancona)  oppure degli   “Swing” ( entrati in servizio  in questi giorni sulla Civitanova-Macerata-Fabriano, che hanno sostituito le gloriose ma attempate Aln 668 /Littorine).

Con la ferrovia funzionante si sarebbe potuto, tra le tante possibilità d’uso, ottimizzare  l’efficienza del trasporto pubblico locale, progettare seriamente il decollo del turismo mediante una linea ferroviaria di grande  valore storico e paesaggistico  come affermato dal Ministro Franceschini,  realizzare il bike sharing nelle stazioni  con un sistema logico ed intelligente di piste ciclabili asservite.

Invece  siamo “fermi ”  a discutere sterilmente sul valore intrinseco dell’ importanza di  piste ciclabili o del trasporto ferroviario come se non ci fosse la possibilità di realizzarli entrambi; siamo “ fermi” a tollerare abusi sulla sede ferroviaria; siamo “fermi” ad assistere impotenti ai continui incidenti stradali nei quali  i giovani  sono le vittime più frequenti; siamo “fermi” a guardare il cielo sperando nella pioggia per abbassare il livello delle polveri sottili; siamo “fermi” attendendo un tavolo tecnico oppure  un  confronto di soluzioni tra gli amministratori dei territori e  gli esperti del ramo.

Mentre noi stiamo “ fermi”  gli altri territori al Sud delle Marche vanno avanti anzi procedono velocemente nel miglioramento  dei servizi di trasporto; la sensazione che ne deriva  è quella di vivere in un territorio in via di disfacimento tra l’indifferenza della politica e l’abbandono dei ruoli delle istituzioni.

La felicità di un territorio dipende anche dalla percezione che si ha di progredire .