Gli altarini della ferrovia

Mercoledì  5 Febbraio si sono incontrati presso la  Sala Giunta della Provincia di Pesaro e Urbino i sindaci dei comuni della Valle del Metauro od i loro delegati  per discutere di come utilizzare la ferrovia Fano Urbino.

La convocazione della riunione non era altro, secondo noi, che  l’occasione per far  approvare  una decisione già presa  già da tempo.  Sembra, però, che le cose non siano andate come  dovuto : qualche voce fuori dal coro si è levata.

All’incontro erano presenti  l’ass.re alle Opere Pubbliche Massimo Galluzzi e l’ass.re alle Politiche Attive per il Lavoro Massimo Seri.

Ricordiamo che i due Assessori sono entrambi firmatari della delibera di giunta 217/2010 con la quale si avallava la tesi del presidente della provincia Ricci: rinunciare  definitivamente alla ferrovia per costruirci una pista ciclabile (o altro). Il successivo iter burocratico    portò alla dismissione della linea con il DM 430/2011 firmato dal ministro Passera, governo Monti.
“ Da quel momento sono iniziati i contatti con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per stabilirne il prezzo” : 4milioni e 300mila  euro.
Così scrive il Messaggero del 6 Febbraio, dando l’impressione   che la provincia fosse più interessata ad acquistare che le ferrovie a vendere.

Il Messaggero recitava pure il motivo per il quale la provincia vuol realizzare lungo il percorso una pista ciclopedonale: ” ..da Fano a Fossombrone il vecchio tracciato non è più transitabile per il treno dato che sono state realizzate strade e case troppo” a ridosso”  dei  binari”.  Ma se le autorizzazioni per costruire qualsiasi cosa nei pressi della ferrovia in base al DPR 753/80 (  Regolamento di polizia ferroviaria) sono concesse dalle  stesse FS,  come è possibile che il treno non possa  più transitare?

A questo punto viene da chiedersi: la dismissione è  alla stregua di una sanatoria???

L’Ass. FVM, assolutamente certa che qualsiasi tipo di  treno possa  transitare lungo  tutto il tracciato,  si chiede che fastidio potrebbero dare una ventina di treni locali nell’arco di un giorno quando, ad esempio, sulla Direttrice Adriatica romagnola  transitano,  ogni giorno, 200 treni di ogni  genere ( a velocità anche di 180km/h) in una zona densamente abitata .

Nel Resto del Carlino, invece,  sono state pubblicate dichiarazioni  che meritano di essere evidenziate:

“ …costruire un nuovo tracciato, accanto alla futura Fano – Grosseto” si afferma  che la ferrovia è utile e merita un nuovo tracciato  (molto costoso e quindi non conveniente !). 
Da ciò si deduce la domanda :  per quale motivo bisogna costruirne una nuova? Che senso avrebbe costruire un nuovo tracciato distante qualche chilometro dai paesi? Dove sarebbe il rispetto del principio dell’economicità dell’azione amministrativa previsto dalla legge 241/90?

Altra dichiarazione: “..il ricorso al Tar dell’associazione FVM non è andato a buon fine”. In verità  FVM, insieme ad altri soggetti,  ha presentato il ricorso  al Consiglio di Stato contro la delibera Regionale 1372/2011 e contro il DM 430/2011  e tutt’oggi non si hanno notizie a riguardo.

Sorprendenti sono poi le dichiarazioni del vicesindaco di Fossombrone  Michele Chiarabilli,  favorevole alla ciclabile : “ Si tratterebbe di una spesa attorno ai 300mila  euro …ogni anno dobbiamo ripulirla da soli”.

Strano modo di considerare i soldi pubblici  per un comune che per risparmiare sul bilancio ha dovuto  perfino spegnere l’illuminazione pubblica.

L’associazione FVM per due volte nel comune di Fossombrone ha organizzato la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate (2011 e 2013) ed ha  ripulito volontariamente  senza alcun contributo, i tracciati  su cui svolgere le manifestazioni.  
Il giornalista A. Caporale durante la sua visita a Fossombrone per la realizzazione del video “La vita è un treno” nell’agosto scorso  ha trovato l’ambiente della stazione in uno stato indecente.

Per quale motivo  non si è provveduto a fare un esposto alle ferrovie ,concessionarie del bene, per rendere decorosa almeno la stazione?
Alla festa del PD dello scorso settembre 2011, in un assemblea pubblica sulla ferrovia Fano Urbino con la partecipazione del presidente della provincia Ricci e l’assessore Galluzzi, il sindaco Pelagaggia dichiarò che una pratica edilizia sottoposta al parere tecnico di FS , con la sua promessa di non fare richieste alle ferrovie per il taglio della vegetazione , avrebbe avuto un iter più veloce.  E’ forse questa la ragione?

Nel Messaggero del 12 il vicesindaco ammette senza pudore  “ che hanno costruito in deroga al Prg perché la ferrovia era dismessa ” il decreto di dismissione e del dicembre 2011 a quali costruzioni si riferisce?

Nel Corriere Adriatico di martedì 11 febbraio, si legge : “ l’ufficio tecnico di via Gramsci sta lavorando alacremente sulla pista ciclabile sul tracciato della ferrovia Fano Urbino”. Per quale motivo tutta questa “frenetica sollecitudine” per un opera  destinata solo allo svago  mentre si assiste ad una situazione in cui   strade e scuole versano  in condizioni pessime   e meriterebbero più attenzione da parte della provincia che ne è responsabile?
L’ing.  Paccapelo aggiunge che  “la ciclabile permetterà di fornire ulteriore tecnologia….attraverso uno scavo per far passare dei cavi a fibre ottiche”.
Se ci fosse la ferrovia un cavo non potrebbe comunque passare?
Tutte le linee ferroviarie abbondano di cavi e condotte al punto che la Società   Infostrada utilizza per la sua rete telematica le linee ferroviarie. Cosa realmente si vuol far passare sotto la ciclabile? Per caso un nuovo acquedotto per prosciugare ancora di più il Metauro e le falde acquifere della vallata a servizio di Pesaro?
Ancora sta scritto: ”..stiamo lavorando per acquisire l’area delle Ferrovie dello Stato per 1 milione e 500mila euro” Ma qualche giorno prima non si era asserito che l’area  del sedime era valutata 4milioni e 300 mila euro? Crediamo che qui qualcuno stia dando  troppi “numeri” .

Infine ribadiamo che l’urgenza di salvaguardare il tracciato non ci sarebbe mai stata (probabilmente non c’è neanche ora)  se non si fosse proceduto irragionevolmente alla dismissione e che attualmente esiste una proposta di legge sulle ferrovie turistiche la 1178 del 10 giugno 2013 che , se approvata, tutelerebbe l’unità del tracciato, garantirebbe dei finanziamenti  e soprattutto  gli enti locali non dovrebbero sborsare un solo euro.

Non va sottaciuta anche  la possibilità che in futuro , se ci fosse  il ripristino ferroviario, sarà possibile dare seguito alla richiesta del Presidente  di Adriabus di ottenere , per l’ azienda da lui amministrata, l’esercizio dei treni dando così luogo , nel nostro territorio , ad un modello virtuoso di trasporto integrato treno-gomma-bici che oggi in Italia esiste , con grande successo, nella Provincia autonoma di Bolzano.

E mentre in tanti parlano e scrivono della ferrovia senza nemmeno averla mai vista, l’associazione FVM continua nella sua opera di pulizia non solo del percorso ma anche delle sue opere d’arte. La ferrovia Fano Urbino è un patrimonio della nostra Italia e cercheremo di proteggerla finchè potremo.